Metto un estratto di questa pagina
http://www.antrodeldrago.info/modules.php?...t&page=chisiamoche spiega l'utilità dei giochi di ruolo. Forse non tutti i giocatori le conoscono.
Che cos'è un Gioco di Ruolo?È un gioco in cui i partecipanti interpretano i personaggi di una storia che essi stessi inventano mossa dopo mossa, sotto la guida di un Master (o "Narratore"). Quest'ultimo espone una situazione, mentre gli altri giocatori raccontano a turno le azioni del proprio personaggio all'interno del gruppo, cercando di perseguire la trama della storia: avventurieri che devono liberare la principessa prigioniera del drago, o uno sceriffo e i suoi aiutanti a caccia dei contrabbandieri di whisky nel selvaggio West, o i ribelli di Guerre Stellari che cercano di mettere in salvo i piani della più potente astronave della galassia, oppure coniglietti e maialini di un cartone animato in cerca delle loro leccornie preferite.
Come nel "facciamo finta che io sono..." che si giocava da bambini?Sì. Ma attorno ad un tavolo, senza bisogno di correre, saltare, inseguirsi. Se un giocatore vuole che il suo personaggio compia un'azione dall'esito incerto, come saltare giù da un treno in corsa o convincere il sospettoso custode di un museo a farlo entrare fuori orario, ricorre in genere al lancio dei dadi. L'azione riesce o fallisce e dunque la storia procede in un modo o nell'altro influenzata sia dalle decisioni del giocatore che dal sempre imprevedibile risultato dei dadi. Questo accade per i giochi di ruolo “da tavolo”. Ne esistono poi altri detti “dal vivo” in cui vige un regolamento senza dadi ed una maggiore interattività con l’ambiente circostante.
Quindi, chi vince?Non vince nessuno. È un gioco di narrazione e di cooperazione. Lo scopo è divertirsi a inventare tutti insieme una storia.
È vero che molti enti pubblici inseriscono il Gioco di Ruolo tra le loro attività?Sì. Perché è un gioco socializzante e perché sviluppa la creatività e la fantasia. In Francia viene usato da molti assistenti sociali con ragazzi che hanno problemi di integrazione, e la "Direction de la Jeunesse et des Sports" ne raccomanda l'utilizzo agli animatori delle Case di Quartiere. In Italia il Gioco di Ruolo viene impiegato da unità Scout, in attività ricreative nelle carceri, persino da alcune società di selezione del personale. Molte biblioteche, poi, ospitano e organizzano attività di Gioco di Ruolo.
Che cosa c'entrano le biblioteche?È semplice: il Gioco di Ruolo sprona alla lettura: spesso, infatti, i giocatori si documentano per definire meglio le ambientazioni del loro gioco preferito, o leggono i romanzi cui esso è ispirato: gli appassionati di giochi di ruolo, risulta da numerose ricerche sul campo, leggono mediamente di più dei loro coetanei.
In Italia hanno giocato persino nelle scuole, vero?Sì. Diverse scuole elementari e medie, sia inferiori che superiori, hanno utilizzato il Gioco di Ruolo nell'ambito dei loro programmi didattici. "Ludendo docere", cioè "insegnare giocando", è un motto antico: e il Gioco di Ruolo è assai adatto perché insegna a raccontare e a coordinare la propria creatività con quella degli altri. L'uso dei dadi abitua poi a stimare le probabilità di uscita di certi numeri o combinazioni, e dunque introduce a una certa dimestichezza con il calcolo delle probabilità. Molti "Narratori" amano inserire nelle loro avventure enigmi o problemi da risolvere, stimolando così le capacità logiche dei loro giocatori. E non scordiamone l'utilità per l'apprendimento delle lingue: gli appassionati, infatti, comprano spesso i giochi di ruolo stranieri prima che vengano tradotti in italiano: si esercitano così nella lettura dell'inglese, e talvolta del francese, del tedesco, dello spagnolo. Come ogni buon romanzo o film, infine, un buon Gioco di Ruolo di ambientazione storica o letteraria, e ce ne sono diversi, può insegnare facilmente e allegramente le più svariate nozioni e conoscenze.
E' nato da molto il Gioco di Ruolo?Il primo Gioco di Ruolo, "Dungeons & Dragons", è stato pubblicato nel 1974 negli USA dalla TSR (Tactical Studies Rules): inventato da Gary Gygax e Dave Arneson, appassionati di giochi di simulazione, rivolgendosi a giocatori come loro che avevano e che hanno come unico fine il divertimento. Alcune tecniche terapeutiche, come lo psicodramma, hanno una certa somiglianza con il Gioco di Ruolo. In uno psicodramma vengono messi in scena problemi e conflitti della vita reale, che riguardano l'individuo e i suoi rapporti con gli altri, in un Gioco di Ruolo vengono interpretati personaggi di fantasia inseriti in un universo narrativo. E’ un palcoscenico, il luogo in cui le persone esprimono, attraverso la rappresentazione teatrale, i propri contenuti mentali. Esso costituisce la parte centrale del teatro di psicodramma, cioè di quello spazio costruito appositamente per facilitare gli individui nell'espressione spontanea del loro mondo interiore.
Esistono delle ricerche? E cosa dicono?Vediamo: i ricercatori americani Suzanne Abyeta e James Forest chiariscono con un'ampia documentazione che chi pratica giochi di ruolo ha meno tendenze violente e distruttive del resto della popolazione. I personaggi più violenti ed egoisti vengono scelti da una minoranza dei giocatori, i più scelgono di interpretare eroi positivi, rispettosi delle regole e leali verso i compagni: lo rivela, in Italia, una ricerca di Alessandra Areni e Luca Giuliano, sociologi all'Università la Sapienza di Roma ed esperti di giochi di ruolo. Del resto, che la messa in scena della violenza abbia funzione catartica lo sosteneva già Aristotele, e le scene violente raccontate nell'avventura di un Gioco di Ruolo non sono più forti di quelle presenti in un qualsiasi romanzo d'avventure o in un film d'azione.